mercoledì 3 febbraio 2010

PORI URUNDA

Questa versione leggera di Pori Urunda viene distribuita anche come prasad all'uscita dei templi.
 


 
una scatola di riso soffiato
una tazza di jaggery
mezza tazza di acqua
2 cucchiai di cocco disidratato
1 cucchiaio di cardamomo in polvere o 10-12 semi di cardamomo sgusciati

Scaldate l'acqua in una pentola e aggiungete il jaggery fino a scioglierlo accuratamente. Filtrate le impurità del jaggery.
Continuate a far bollire l'acqua col jaggery fino a che diventi di una consistenza più densa di uno sciroppo e aggiungete il cardamomo, il cocco e il riso soffiato.
Amalgamare bene tutti gli ingredienti fino a che tutto il jaggery si sia attaccato al riso soffiato. Lasciare stiepidire e rapidamente fate delle palline nè troppo grandinè troppo piccole prima che il composto velocemente si raffreddi.
Servite quando si sono raffreddate completamente.

mercoledì 13 gennaio 2010

BURFI AL COCCO



Il Burfi al cocco è un dolce molto conosciuto in India. E’ facile da preparare e poco costoso. Il Burfi si prepara specialmente per allietate il periodo di Diwali il “Festival delle Luci".

1/2 tazza di cocco disidratato ( si può usare anche il cocco fresco)
2/3 di tazza di latte (si può usare il latte intero o latte condensato)
1/3 cucchiaio di semi di cardamomo tritati (o cardamomo in polvere)
4 cucchiai di zucchero ( o più se lo si desidera più dolce)
3 mandorle grossolanamente triturate
Un pizzico di zafferano ( diluito in due cucchiai di latte caldo)
1/2 cucchiaio di ghee



Riscaldate il ghee e aggiungete il cocco disidratato. Con un cucchiaio mescolate per bene per 3-4 minuti, facendo attenzione a che non si imbrunisca.
Aggiungete il latte, il cardamomo, le mandorle, lo zafferano e lo zucchero. Lasciate cuocere rigirando ogni tanto fino a che non si solidifica e diventa compatto, ma ancora soffice.Versate in una teglia precedentemente unta col ghee e con una paletta schiacciate l’impasto in modo uniforme nella teglia. Tagliate l’impasto a forma di rombi e lasciate raffreddare nella teglia. Dopo che si è completamente raffreddato, mettetelo in frigorifero per 5-6 ore in modo che si solidifichi completamente.
Il Burfi al cocco è pronto per essere mangiato.




martedì 12 gennaio 2010

DUE LUPI

Una sera un vecchio Cherokee narrò al suo nipotino la storia della battaglia che si perpetua all'interno delle persone.



Disse: “Figlio mio, la battaglia è tra i due “lupi” che vivono all’interno di tutti noi.
Uno è cattivo. È rabbia, invidia, gelosia, dolore, rammarico, avidità, arroganza, autocommiserazione, colpa, risentimento, inferiorità, menzogna, falso orgoglio, superiorità e ego.

L'altro è buono. È gioia, pace, amore, speranza, serenità, umiltà, gentilezza, benevolenza, empatia, generosità, verità, compassione e fede.”

Il nipotino restò a pensarci per un minuto e poi chiese al nonno: “Quale lupo vince?”

Il vecchio Cherokee rispose semplicemente: “ Quello a cui si dà da mangiare.”

domenica 10 gennaio 2010

HANNO DETTO....

E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore:
“I tuoi semi vivranno nel mio corpo, e i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore, la loro fragranza sarà il mio respiro, e insieme gioiremo in tutte le stagioni.” (Kahlil Gibran)

“Quel che conta non è che mi riempia solo con gli alimenti, ma che gli alimenti sviluppino forze nel corpo… L’essere umano diventa forte se può elaborare bene i cibi che assume… " (Rudolf Steiner)
 
Il riso, la gioia e la gentilezza sono gli aromi che danno piacere al cuore e deliziano l'anima.-(anonimo)

Dalla purezza del cibo viene la purezza della mente. - (Chanogya Upanishad)

Nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l'evoluzione verso una dieta vegetariana. (Albert Einstein)

Mangiare è uno dei quattro scopi della vita... quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo. (proverbio cinese)
 
"A tavola perdonerei chiunque, anche i miei parenti."
(O. Wilde)
 
"Verrà il tempo in cui l'uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l'uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto." (L. da Vinci)

"Invitare qualcuno a cena significa preoccuparsi della sua felicità per tutto il tempo che sta sotto il tuo tetto." (Brillat Savarin)

"Una raffinata preparazione gastronomica è fatta per essere detta, rappresentata, comunicata: non si cucina se non si vuole comunicare qualcosa a qualcuno." (A. Scarano)

IL SACCO DI PATATE

Un giorno un saggio diede al suo discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate. ‘Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, in particolare a coloro che non puoi perdonare. Per ciascuno di essi incidi il suo nome su una patata e mettila nel sacco.’ Il discepolo arrivò con un bel po’ di nomi e presto il suo sacco fu bello pesante.
 
'Porta il sacco con te ovunque tu vada per una settimana’ disse il saggio. ‘ dopodichè ne riparleremo.’
All’inizio il discepolo non ci diede molta importanza. Trasportare il sacco non era particolarmente difficile. Ma dopo un po’ era diventato un peso. A volte era un intralcio e più il tempo passava sembrava richiedere più sforzo per portarlo sebbene il peso fosse sempre lo stesso. Dopo qualche giorno il sacco cominciò a puzzare. Le patate incise iniziarono ad emanare un odore intenso. Non solo erano sempre più scomode da trasportare, iniziavano a diventare anche piuttosto sgradevoli.
 
Infine la settimana terminò. Il saggio convocò il discepolo. ‘ Hai qualche idea su tutto questo?’
'Sì, Maestro,’ rispose il discepolo. ‘Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, trasportiamo con noi sentimenti negativi ovunque, come queste patate. La negatività finisce per diventare un peso e dopo un po’ diventa una piaga.’
 
'Sì, è proprio quello che succede quando si serba rancore. Allora, come si fa per alleggerire il peso?'
'Dobbiamo sforzarci di perdonare.'
'Perdonare qualcuno equivale a rimuovere la patata corrispondente dal sacco. Quanti dei tuoi trasgressori sei in grado di perdonare?'
 
'Ci ho pensato bene, Maestro,' disse il discepolo. 'E’ stato necessario tanto lavoro, ma ho deciso di perdonarli tutti.'
'Molto bene, puoi togliere tutte le patate. Ci sono state delle persone che si sono comportate male nei tuoi confronti questa settimana?'
 
Il discepolo ci pensò un poco e ammise che ce n’erano state. Poi fu colto dal panico all’idea che il suo sacco vuoto stava per essere riempito nuovamente.
'Maestro,' domandò , 'se andiamo avanti così, settimana dopo settima, non ci saranno sempre patate nel sacco?'
'Sì, fino a quando qualcuno parlerà male di te o si comporterà male nei tuoi confronti, avrai sempre delle patate.'
'Ma Maestro, non potremo mai controllare ciò che fanno gli altri. A che serve allora il Tao in questo caso?'
'Non siamo ancora nel regno del Tao. Tutto ciò di cui abbiamo parlato finora è l’approccio convenzionale al perdono. E’ la stessa cosa che le filosofie e la maggior parte delle religioni predicano – bisogna sempre sforzarsi di perdonare, perché è una virtù importante. Questo non è il Tao, perché nel Tao non c’è nessuno sforzo.'

'Che cos’è allora il Tao, Maestro?'
'Lo puoi capire da te. Se le patate sono i sentimenti negativi, che cos’è allora il sacco?'
'Il sacco è... ciò che mi consente di tenere in mano la negatività. E’ qualcosa dentro di noi che ci fa soffermare sul sentiment offeso…. Ah, è il mio senso gonfiato di importanza. '
'E cosa succede se lo lasci andare?'
 
'Allora... le cose che le persone fanno o dicono contro di me non sembrano più essere cose importanti.'
 
'In tal caso, non avrai più nomi da incidere sulle patate. Ciò significa non dover portare pesi in giro, e niente cattivi odori.
 
Il Tao del perdono è una decisione consapevole non solo per rimuovere alcune patate…ma per abbandonare tutto il sacco.